Pubblicato in: Crescita Personale, Libri

Due modi per migliorare le nostre relazioni con gli altri

Sto leggendo questo libretto del 1936: Come trattare gli altri e farseli amici. 

È un po’ faticoso da leggere, pagina dopo pagina propone esempi e poi ancora esempi di come personaggi più o meno famosi hanno risolto un problema, o come hanno ottenuto il successo che hanno avuto.

Se poi ci aggiungi che questi personaggi, anche i più famosi sono ormai lontani nel passato e nessuno se li caga più, non ne viene fuori un bel quadro.

Eppure, questo libro mi sta cambiando la vita prima ancora di averlo finito di leggere.

Come trattare gli altri e farseli amici non è un racconto da leggere tutto d’un fiato; non è neppure una raccolta di aneddoti da cui farsi ispirare. È un manuale. Un manuale da leggere e rileggere su come sviluppare relazioni migliori con gli altri. 

Fondamentalmente Carnegie insegna, riga dopo riga, come funziona l’essere umano. 

I due princìpi chiave che mi hanno fatto riflettere maggiormente si trovano nella prima parte: come trattare gli altri, se vogliamo creare una buona relazione con loro.

A prima vista, possono sembrare sciocchi, ma mettere in pratica questi princìpi è tutt’altro che banale, e può davvero cambiare il tuo mondo.

Uno

Se vuoi raccogliere miele, non prendere a calci l’alveare

Il segreto non-segreto, che ci viene svelato per primo in questo libro sulla psiche umana è: a nessuno piace essere criticato.

Quanto è banale in una scala da 1 a 10?

Eppure quante volte critichiamo le persone che amiamo? Io lo faccio di continuo. Critico mio marito Davide se non prepara la lavastoviglie come piace a me; critico mia madre perché non vuole smettere di fumare; critico un amico negazionista perché crede a qualsiasi complotto gli passi davanti.

Cosa ho mai ottenuto da queste critiche? Nulla? Risposta errata. Ho ottenuto un sacco. Un sacco di cose che non volevo! Un peggioramento nelle relazioni, prima di tutto.

Parafrasando l’autore: Criticare è inutile, mettiamo l’altra persona sulla difensiva, ne feriamo l’orgoglio e colpiamo il senso di importanza che ha di sè.

 La critica è inutile perché mette le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione.

La natura umana è quella di criticare tutti ma non se stessi. Siamo fatti così. Quindi quando critichiamo un altro, otteniamo l’esatto opposto di quelle che sono le nostre intenzioni. Una persona criticata si difenderà, giustificherà le proprie azioni e non accoglierà il nostro suggerimento, per quanto possa essere ragionevole e veritiero.

Spesso ci dimentichiamo infatti che non stiamo avendo a che fare con ‘creature dotate di logica’; al contrario, l’essere umano è profondamente una ‘creatura emotiva, piena di pregiudizi e motivata da orgoglio e vanto’. 

Non è un bel quadro. Ma vi sembra sbagliato? 

Io di certo sono una creatura emotiva, piena di pregiudizi e motivata da orgoglio e vanto: se vengo criticata posso assicurarvi che la mia risposta non sarà né logica né razionale. 

Voi di solito come reagite alle critiche?

Magari voi siete l’eccezione: l’unica creatura razionale, al contrario del resto del mondo. Se lo siete davvero, smettete di usare la critica con gli altri se davvero volete provocare un cambiamento: è inutile e controproducente.

Due

Sii tanto propenso a lodare quanto restio a trovare difetti. [C.M. Shwabs]

Ricordate l’ultima volta che avete fatto un complimento a qualcuno? L’ultima volta che avete apprezzato sinceramente il vostro partner, vostra figlia, un amico?

Se è passato un po’ di tempo riflettete un attimo: davvero in tutte queste settimane, mesi, anni, non hanno fatto niente che meritasse di essere apprezzato?

Non credo. Molto più probabilmente voi, come me, cadete nella trappola di soffermarvi su tutto ciò che non va bene, e mai invece sulle cose positive.

A ogni minima azione che non ci soddisfa siamo pronti a criticare, perdere le staffe e lamentarci. Ma se chi ci è vicino compie qualcosa di buono cosa facciamo?  Un pensiero vago di apprezzamento gira nella nostra testa per una frazione di secondo; poi scompare senza lasciare traccia. 

Da quando ho preso coscienza di questo mi sta capitando molte volte di ritrovarmi a pensare qualcosa di positivo di un’altra persona, ma mi rendo conto di soffocare il pensiero dentro di me prima di comunicarlo. 

Penso: sarebbe troppo strano fare un complimento adesso; oppure: mi vergogno, non è nel mio stile, magari poi pensano che sto esagerando, che lo faccio per ottenere qualcosa,… bla bla bla. Mi riempio la testa di chiacchiere, cerco, e trovo, mille motivi per cui è meglio tacere e non condividere le cose positive che penso di una persona, una circostanza, un’azione, un’opera. 

Vi è mai capitato?

Magari non ci viene in mente in quel momento, ma quell’apprezzamento che abbiamo in testa potrebbe migliorare la giornata di chi ci sta vicino; Magari quel complimento, se ricevuto, potrebbe essere la cosa migliore capitata in una brutta giornata.

Perché ci ostiniamo a tenerci per noi le cose belle che pensiamo degli altri?

Tutti noi siamo affamati di approvazione; nutrire questa fame negli altri, con complimenti sinceri, non falsi o artefatti, migliorerà la loro vita, e di conseguenza la nostra relazione con loro. Un piccolo apprezzamento dopo l’altro può provocare una valanga di positività e motivazione; può spronare al miglioramento molto più di qualsiasi critica.

Non c’è niente che deprima di più una persona delle critiche. Io non critico mai nessuno [..] se voglio che una cosa sia fatta, non ho paura di abbondare in sincera approvazione e lodi [..] dei meriti di ciascuno [C.M. Shwabs]

Mettere in pratica questo principio può venirci facile con alcune persone, e più difficile con altre. A volte abbiamo a che fare con persone che non ci piacciono particolarmente, parenti, amici di famiglia, colleghi.

In questo caso potrebbe tornarci utile il consiglio di Emerson: “Ogni persona che incontro mi è superiore in qualche modo”: trova in cosa questa persona è più brava di te, e non solo imparerai qualcosa di nuovo, ma ti sarà più facile trovare i personali meriti di questa persona da lodare.


Queste sono le mie prime riflessioni su questo libro; niente di trascendentale, ma mi ha aiutato a diventare più consapevole di come tratto gli altri, e sul perché spesso non ottengo quello che cerco in una relazione affettiva. La perfezione non esiste, ma da oggi cercherò di dare più spazio alle lodi che alle critiche. E voi?

Non parlerò male di nessuno, e dirò tutto il bene che posso di tutti. [B Franklin]

4 pensieri riguardo “Due modi per migliorare le nostre relazioni con gli altri

  1. Ultimamente penso spesso al fatto che siamo sostanzialmente degli esseri “relazionali”. Abbiamo un disperato bisogno di rapportarci con gli altri, di confrontarci e, come giustamente sottolineato dall’autrice dell’articolo, di ricevere la loro approvazione.
    È per questo motivo che trovo lodevole l’invito a fermarsi a riflettere sul potenziale che abbiamo nel cercare di migliorare le relazioni con il prossimo. Viviamo in un modo egoista (nel quale ciascuno di noi fa egregiamente la sua parte…), motivo ampiamente sufficiente per impegnarci a fare la differenza.
    Grazie Francesca per questo sorso di acqua fresca nell’arsura dei tempi che stiamo vivendo!

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    1. Grazie Abele per il tuo commento 🙂
      Interessante l’idea degli ‘esseri relazionali’, approfondirò!

      La cosa che mi piace di questo approccio che da una parte migliora la vita degli altri, ma io lo vedo anche da un punto di vista molto egoistico: migliora anche la mia di vita :D.

      Non possiamo prescindere dal fatto che siamo infatti esseri egoisti, come dici anche tu, ma possiamo usare questo ‘egoismo’ per migliorare il mondo, invece di renderlo peggiore!

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